Un altro venerdì sera ... il camerino è vuoto.
Le altre sono già fuori, lo spettacolo non può tardare …
I nostri “gentiluomini” non possono aspettare.
Amano vederci ballare, sensuali, con gli sguardi languidi mentre sorridiamo maliziose aggrappate a quel tubo d’acciaio, preda e cacciatore in un metro di mondo.
Odio i loro sguardi ebeti, le mani sudate che cercano di avvinghiarsi, i loro stupidi giochi … le voci starnazzanti …
“La corsa dei galli” la chiamiamo.
La sigaretta è ancora accesa, di fuori la musica è sempre più forte.
Osservo il mio riflesso allo specchio, i miei trucchi, nastri e necessaire.
Sono sempre stata … bellissima …
Quasi condannata ad esserlo.
Sempre osservata, coccolata e viziata dagli uomini dai tempi del liceo, è come se mi bastasse sorridere con lo sguardo per dischiudere le porte e farmi dire ancora una volta ... Sì.
Mi piace essere guardata, essere al centro dell’attenzione …
Adorata!
La porta si apre … è il mio turno …
La rabbia esplode in quel momento!
Afferro il rossetto maciullandolo sullo specchio, do sfogo al cuore scrivendo con la collera, con tutto l’odio che ho per il mio bel riflesso impomatato …
3 parole, vere come il palcoscenico che tra poco ancora affronterò:
Venere & Vanità
